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Dicaia

Nel Deserto del possibile, luogo in cui è ambientata Dicaia, Paolo Porto­ghesi insedia la sua città utopica, in un deserto che si anima e cresce, che si evolve e matura come un organismo vivente, che si automodifica e come una gigantesca macchina presuppone i suoi stessi aggiustamenti, il suo controllo. Dicaia “È quindi l’organismo produttore della città ma è insieme la città stessa”. Un organismo nel senso più animale possibile che elimi­nando ogni processo di sfruttamento opta per il superamento dell’aliena­zione e della divisione del lavoro. Nasce come struttura neoplatonica su una piattaforma in continuo movimento a stantuffo, dove giganteschi vo­lumi: un tetraedro, un cubo e una sfera, definiscono dei poli morfologici come primo atto insediativo. Nasce come città dell’informazione ma ha una ferrea organizzazione geometrica, frutto delle esplorazioni sintattiche che l’autore propone nel suo personalissimo alfabeto compositivo. Pensata negli anni ’70, l’utopia si ispira alla cibernetica, ai suoi protagonisti ripresi nel bel saggio da Lina Malfona la quale ci ricorda che ”Dicaia guarda alle visioni urbane e agli straordinari disegni di Antonio Sant’Elia e Frank Lloyd Wright, ma è soprattutto erede delle illustrazioni del Die alpine Architektur di Bruno Taut”. Nel Deserto del Possibile, se è vero che Dicaia porta con sé le premesse per la morte dell’architetto, e se è impossibile, immaginare la forma di Dicaia proprio perché espressione di una volontà collettiva, è pur vero che senza le “immagini” qui riproposte, di tutto ciò non avremmo potuto parlare. (Marcello Sèstito)

12,00

Prodotto ID: 2885
ISBN: 979-12-81108-14-1
Anno: 2023
Dimensioni: 15x21
Pagine: 96
Categoria:

Paolo Portoghesi, premio alla carriera 2022 della Trien­nale di Milano e del MaXXi, è nato nel 1931 ma, prima di laurearsi, aveva già pubblicato numerosi articoli su Bor­romini e la prima monografia dedicata a Guarino Guarini. Vinta la cattedra di Storia dell’Architettura, un anno dopo è eletto preside della facoltà di architettura del Politecnico di Milano nel clima infiammato del ’68. I suoi libri più noti sono: Roma Barocca (1964), Francesco Borromini (1967), Roma del Rinascimento (1970), Bernardo Vittone (1966), Dopo l’Architettura Moderna (1980); V. Hortà (1982); Ar­chitettura e natura (1999); Il sorriso di tenerezza (2001), Roma amor (2020), Poesia della curva (2021). Come ar­chitetto ha realizzato la Moschea di Roma e quella di Stra­sburgo, le chiese di Terni, Salerno, Castellaneta e Lamezia Terme, l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila, il quartiere ENEL di Tarquinia, il Teatro di Catanzaro, la Torre della “Città della Speranza” a Padova, il cimitero di Cesena, la piazza di Leon Battista Alberti e l’hotel Savoia a Rimini, e, insieme a sua moglie Giovanna, il giardino di Calcata. Sulla sua opera sono stati pubblicati libri e cataloghi di C. Norberg Schulz, M. Fagiolo, F. Moschini, F. Purini, C. D’Amato, G. Priori, M. Pisani, P. Bernitsa, P. Zermani, M. Colombo e nel 2022 la monografia in fran­cese di B. Chavardes e quella inglese di S. Mi­cheli e L. C. Szacka.