Come e con chi Pablo diventò Picasso. Viaggio (quasi giallo) nella formazione di un genio

di:
GHISI GRÜTTER

In sala dal 6 all’8 maggio (per Nexo Digital), “Il giovane Picasso” del britannico Phil Grabsky che, come in un romanzo poliziesco, ci accompagna attraverso gli “indizi” artistici, ossia gli elementi che hanno influenzato la formazione di Pablo Ruiz y Picasso. Dalla sua Malaga, dove nasce, a Barcellona e poi Parigi, inseguendo il genio di uno dei più grandi pittori della storia…

Ritratto della sorella Lola

La formazione di un genio. È questo che racconta Phil Grabsky con Il giovane Picasso, nuovo film evento Nexo Digital (per la serie “La grande arte al cinema”) che sarà in sala dal 6 all’8 maggio.

Dopo Il giardino degli artisti – L’impressionismo americano (2017) e David Hockney alla Royal Academy of Arts (2018) il regista britannico racconta ora l’infanzia e l’adolescenza di uno dei più celebri artisti della storia, a partire da quelli che sono stati i suoi luoghi di formazione: Malaga, Barcellona e alla fine Parigi. Attraverso varie interviste e qualche frase di artista contemporaneo, il doc mostra con cura ciò che deve aver stimolato la fantasia di Pablo Ruiz y Picasso.

Con il merito di farci conoscere una parte meno nota della vita del pittore malagueño, il docu-film è condotto come un romanzo poliziesco, svelando poco a poco i fatti che hanno portato il giovane Pablo a ottenere una notorietà mondiale. Si alternano interviste a personalità spagnole come José Maria Luna e Rafael Ingrada della casa Natal, José Lebrero, del Museo Picasso di Malaga, con gli interessanti i racconti del nipote Olivier Widmaier Picasso (figlio della figlia Maya) che accompagnano il film fino alla fine.

Pablo nasce il 25 ottobre 1881 a Malaga, primogenito di Don José Ruiz y Blasco, un onesto pittore che insegnava disegno alla Scuola delle Belle Arti, e Maria Picasso y López, di origine italiana e della quale prenderà più tardi il nome d’arte. Di Malaga Picasso assimila i colori del mar Mediterraneo, vede e disegna la corrida (a otto anni), osserva gli animali, dipinge i piccioni, uccelli urbani per antonomasia. Le sue radici sono dunque spagnole, e precisamente malagueñe. La sua infanzia è vissuta in un milieu di piccola-media borghesia, ma piena di stimoli visuali, in un contesto di lotte sociali, dove c’erano o i molto ricchi o i molto poveri.

Picasso andrà a scuola a La Coruña in Galizia per quattro anni, ma poi da lì la famiglia si trasferirà nel 1895 a Barcellona. Poiché il primo maestro di Pablo è stato il padre, i suoi dipinti di questa fase sono prevalentemente ritratti o anche autoritratti, come da tradizione. In questa parte catalana, il film mostra le interviste della studiosa Livia Loreti e di Eduard Vallès del Museo Nazionale d’Arte de Calaluña, che commentano la sua vita a Barcellona, un grosso centro culturale.

“Harem” di Picasso

Proprio nello stesso periodo l’ingegner Ildefons Cerda metteva a punto il suo piano urbano dell’Eixample, il secondo distretto che occupa la parte centrale di Barcellona: una maglia uniforme che configura e definisce gli isolati quadrati dagli angoli smussati della lunghezza di poco più di cento metri di lato. Pablo approdò quindi, a tredici anni, in una metropoli ricca di suggestioni culturali, con i primi edifici di Gaudì appena realizzati, animata dai nuovi fermenti del modernismo catalano, e caratterizzata da un’indipendenza politica, stabilità economica e prosperità artistica.

Phil Grabsky sottolinea un doppio aspetto di Barcellona: da un lato l’Accademia piuttosto conservatrice imponeva copie, riproduzioni cui, ovviamente, Picasso si ribellava; dall’altra, la città era estremamente vitale, la gente vivace e le prostitute per le strade costituivano una fonte d’ispirazione per Pablo Picasso. Le solide basi che aveva avuto nella sua formazione, gli hanno permesso poi di rompere le regole e trasgredire tutti gli insegnamenti, formando la sua peculiare personalità. Come testimonia
Reyes Jiménez, del Museo Picasso di Barcellona, illustrando Scienza e Carità del 1897 – di cui si sta occupando del restauro -, un quadro di grande formato considerato l’apice della sua educazione accademica. Infatti, scienza e medicina diventano temi classici della fine dell’Ottocento.

Picasso studia anche all’Accademia Reale San Fernando di Madrid, dove visitando il Prado ha l’opportunità di conoscere la pittura dei più grandi artisti spagnoli. Dal 1898 è di nuovo a Barcellona e ama passare molto tempo al famoso ritrovo di artisti al “Quatre gats cafe”, dove nel 1900 partecipa a una mostra collettiva insieme a pittori catalani.

Nello stesso anno dipinge il quadro dove si nota un reale cambiamento nella pittura di Picasso: quello che rappresenta la sorella Lola vicino alla finestra aperta, ed essendo controluce, non le si vedono i lineamenti. È l’inizio della sua ricerca di libertà. Contemporaneamente, Picasso dipinge anche ciò che vede dalla finestra dei vari studi: tetti, altane, paesaggi urbani, quello che oggi si chiama sky-line.

Sempre in questo stesso anno, Picasso inizia a fare vari viaggi a Parigi (appena inaugurata l’Esposizione Universale), dove poi rimarrà permanentemente dal 1904. Qui inizia a frequentare i cafè (Royal, Moulin Rouge, Moulin de la Galette, Le Saint Jean e, più tardi, Au Lapin Agile) e sarà a contatto con tutta l’arte d’avanguardia di quegli anni (Impressionisti, Espressionisti, van Gogh). Da qui in poi si alternano le interviste a Emilia Philippot, del Museo Nazionale Picasso a Parigi e Anne Umland del MoMA di New York che ne raccontano la storia.

Per la prima volta nella vita Picasso, ragazzo molto viziato in famiglia, deve iniziare a mantenersi da solo, ma sentendosi  finalmente libero di seguire le sue curiosità e scelte artistiche. È lì che lascia il cognome del padre e adotta solo quello della madre, come in una sorta di affrancamento dalla pittura tradizionale.

Pablo è un grande osservatore ed esegue veloci schizzi della gente, e nelle sue peregrinazioni notturne tra balletti, e prostituzione, viene a contatto con Toulouse-Lautrec. Inizia così la sua evoluzione. Vive al Bateau-Lavoirche, uno stabile (oggi si direbbe un edificio di archeologia industriale) sito al numero 13 di place Émile-Goudeau nel quartiere di Montmartre dove fonda una bande à Picasso, di cui fanno parte, oltre al suo amico pittore spagnolo Carles Casagemas, anche André Derain, Maurice Denis, Max Jacob e Guillaume Apollinaire, con il quale divide l’interesse per la poesia.

Conosce Ambroise Vollard che ha una galleria in rue Laffitte, dove riesce a vendere una sessantina di quadri. Ciò nonostante Pablo ha difficoltà economiche e non potendo permettersi più di comprare le tele, dipinge sul cartone. Ma già nei primi anni parigini una disgrazia lo colpirà profondamente: il suo amico Carles Casagemas, il 17 febbraio del 1901 si spara, per un amore non corrisposto.

“Les demoiselles d’Avignon”

Inizia così il cosiddetto periodo blu di Picasso, in cerca di una sua identità. Dipinge quadri dove il soggetto è il concetto di povertà, dipinti in cui è importante la carica simbolica, i soggetti ritratti sono spesso vagabondi o donne povere. Nello stesso periodo dipinge (durante la notte, dormendo poi il giorno) anche quadri a carica erotica, nudi femminili. Conosce la bellissima Fernande Olivier che diventerà la sua musa e la sua amante per sette anni.

Con lei, visitando Gósol sui Pirenei, scoprì una statua iberica preromana che gli fece scattare molte curiosità. Ed è proprio di fronte a quei paesaggi ocra che approdò al cosiddetto Periodo rosa (1904/1906) stimolato, secondo il nipote Olivier Widmaier Picasso, dall’attrazione per il circo con gli arlecchini e i saltimbanchi colorati e contemporaneamente da una maggiore stabilità economica che gli permette di trovare un rinnovato piacere nella vita.

Inizia man mano una fase di interrogativi, di riflessioni filosofiche sul senso dell’arte, e sui linguaggi figurativi. Comincia a scolpire e s’interessa delle maschere, come per andare “oltre” al realismo. È attratto, inoltre, dai periodi non classici e dalla cultura non occidentale.

Nel documentario è messo in evidenza il dipinto Harem (1906), dove si riscontra una forte semplificazione delle forme dei corpi e la loro geometrizzazione rende la pittura più vicina alla scultura. L’apice di questo periodo, considerato l’inizio del cubismo, è rappresentato da Les demoiselles d’Avignon (1907). Qui Picasso usa un linguaggio estremamente moderno, è innovatore e provocatore. Le donne rappresentate sono prese dalla strada e il quadro è una scena senza filtri di un bordello. Negli schizzi preparatori appaiono anche due maschi, due clienti: un sarto e uno studente di medicina che, nella trasposizione del quadro diventano lo sguardo con cui si osservano le donne. Il bordello ritratto, in accordo con Phil Grabsky, è probabilmente la reminiscenza dell’iniziazione sessuale di Picasso al Carrer d’Avinyo di Barcellona.

I volti sono geometrizzati, risentono delle influenze delle sculture egizie e di quelli dipinti da Gaugin, sono visti contemporaneamente di fronte e di profilo: su un solo piano diversi punti di vista. Ciò è da considerarsi un valore aggiunto che stimola l’immaginazione dell’osservatore e ricostruisce intellettualmente la complessità di un oggetto, come in una struttura tridimensionale.

In tutta la sua vita Picasso non smise mai di sperimentare come se non fosse mai soddisfatto del suo lavoro, di se stesso, spaziando in altre aree di ricerca: ceramiche, disegni, incisioni, olio, in tutto circa 50.000 opere. il documentario si ferma qui e il regista chiude con l’immagine di Guernica considerata la summa del XX secolo.